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9 Maggio 2014 Pubblicato da Marco Manferdini

Fare impresa in Italia si puo?

 - Tags:  #formazione

La storia che oggi vi voglio raccontare è di quelle che fanno bene al cuore e all’animo.

Tutto ha inizio in una fredda giornata di gennaio.

Freddo vento e tanta pioggia.

A gennaio e in Italia, questo tipo di tempo risulta essere del tutto normale se non fosse che ultimamente la pioggia sembra cadere in una quantità maggiore del solito.

Che vuol dire “sembra”? E’ o non è maggiore del solito?

Purtroppo, a conferma dei credenti della iettatura, la mattina del Venerdì 17 gennaio scorso la sensazione di maltempo si trasforma in realtà: le continue piogge causano uno smottamento del terreno che investe il treno Intercity 660 ad Andora diretto a Ventimiglia in Liguria e lo fa deragliare.

Solo un miracolo impedisce alle 200 persone a bordo del treno di non finire in mare incastrati in un ammasso di lamiere.

Intercity 660 deragliato ad Andora  

Il treno, deragliando, si era fermato in bilico sull’orlo del baratro, bloccando la linea ferroviaria e la frana che aveva provocato il disastro continuava a muoversi: una situazione molto delicata e complessa anche per gli esperti delle ferrovie.

Immediatamente parte il tam tam mediatico.

Quasi tutte le testate giornalistiche Italiane e straniere riportano la notizia, anche se in formato ridotto per l’assenza di vittime: (le notizie senza cadaveri non sembrano essere notizie.)

Comunque alcune di queste si lasciano andare a sarcastici commenti di come noi Italiani non siamo capaci di gestire le cose, fino a che si parla di bella vita, pizza e mandolino, è ok, ma per il resto…

Quella sera, il mio amico Diego aveva avuto una giornata molto faticosa e non aveva avuto modo di ascoltare o vedere alcun notiziario.

La sua era stata una giornata molto intensa, come oramai accadeva spesso e andò a riposare presto.

Solo il giorno dopo, apprese la notizia.

Mentre incredulo ascoltava e guardava le immagini del deragliamento del treno non poté fare a meno di chiedersi, se e come, lui, i suoi fratelli e la sua squadra fossero stati in grado di risolvere il problema.

Diego è il secondo di tre figli di una famiglia che fin dagli anni ’50 si è dedicata al recupero e al soccorso di qualsiasi cosa ci fosse da recuperare.

Registra le immagini dal telegiornale e si mette a guardarle e riguardarle decine di volte.

Ci doveva pur essere un modo per recuperare quel treno con i suoi vagoni senza che nessuno si facesse male e senza devastare una delle coste più belle d’Italia.

Si consulta con i suoi fratelli e con i loro collaboratori e alla fine decide che forse un sistema c’è.

Telefona alla ferrovie e comunica loro la sua idea per recuperare il treno.

Le ferrovie indicono una gara d’appalto internazionale, dove partecipano decine di aziende tra le più quotate nel mondo per questo genere di lavori.

Alla fine la soluzione di Diego e dei suoi fratelli viene giudicata tecnicamente la migliore, e la più affidabile e gli aggiudicano l’appalto.

La sfida ha inizio.

Oltre un mese di preparazione e di studi e calcoli, permettono alla ditta Vernazza di rimuovere con successo il treno rispettando costi e tempi previsti!

Anzi, ci riescono anche con qualche giorno di anticipo: un successo!

Una chiatta galleggiante grande come un campo di calcio, gru in grado di sollevare pesi da oltre 100 tonnellate, gruppi di sommozzatori, elicottero dei carabinieri etc. etc

Provate anche solo ad immaginare cosa possa voler dire organizzare una cosa del genere.

Ecco un esempio di una azienda al 100% Italiana con maestranze tutte Italiane, che ha dimostrato ingegno e capacità di risolvere problemi.

Ma allora fare impresa in Italia si può!

Esistono ancora delle eccellenze che non abbiamo svenduto agli stranieri!

E molto spesso queste eccellenze non sono grandi ed anonime multinazionali che sfruttano a più non posso ogni cosa ci sia da sfruttare, ma sono famiglie proprio come questa, che con il duro lavoro e il desiderio di fare le cose per bene “come devono essere fatte” hanno fatto impresa, creando posti di lavoro con amici e collaboratori, non “dipendenti” o “subordinati”.

Vedete amici, la storia di questa famiglia parte da lontano.

Parte proprio nel periodo post bellico, dove c’è tutto da ricostruire, da recuperare, da fare.

Il papà di Diego, appassionato di meccanica, si ritrova a dover aiutare un suo amico a recuperare una vettura che era finita in mare.

Era sempre pronto ad aiutare chi ne avesse avuto bisogno.

Presto trasformò la sua passione in professione.

Costruisce con le proprie mani le prime gru che decide di mettere sopra una camionetta per renderla trasportabile.

Il giovane Diego amava poter aiutare papà, era bello ritrovarsi tutti insieme a fare tutte quelle cose “difficili” magari sporcandosi un po’ di fango o di grasso.

La famiglia Vernazza divenne presto la “ditta” specializzata in autogru.

Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, scompare prematuramente il papà lasciando i tre figli poco più che adolescenti alle prese con una azienda da gestire.

La situazione si dimostrò subito molto complessa.

Purtroppo la scomparsa del papà sarebbe stata una di quelle cose che non sarebbero stati in grado di recuperare.

Arrendersi? Mollare? MAI!

Ci doveva essere un modo per andare avanti.

E lo trovarono!

La mamma entra a curare l’amministrazione, e i figli decidono di rimboccarsi le maniche e continuare nella passione che li aveva guidati fino a quel momento.

Onorare la memoria di papà era soprattutto non rinnegare la sua persona, il suo pensiero, il suo modo di essere e tutto quello che aveva fatto fino a quel momento: quello che oggi chiamiamo MISSION.

Il loro motto era risolvere il problema, senza fare ulteriori danni e il più rapidamente possibile.

Oggi la società Vernazza, anzi scusate rettifico, la famiglia Vernazza, dà lavoro ad oltre 120 persone, risolve problemi anche complessi come l'installazione di pale eoliche in cima alle montagne e si è appena proposta per lo smaltimento della Concordia.

Si può essere una Grande azienda senza necessariamente essere un’azienda grande.

Sono le persone che fanno le cose non le aziende e questo a volte si dimentica.

Crisi del lavoro? Crisi economica? Crisi finanziaria?

Amare, rispettare, aiutare questo sembra essere l’antitodo a tutte le crisi, ma come mai ce lo siamo dimenticato?

Ieri sera a Loano (SV) Vernazza ci ha fatto vedere tutte le immagini inedite del recupero del treno e poi, come tutti i buoni amici, tutti a cena!

 

Grazie Diego per averci regalato un po’ di orgoglio nel sentirci Italiani a dispetto di molte brutte figure che troppo spesso personaggi senza scrupolo ci fanno fare e grazie per averci dimostrato con i fatti che, a tutti capitano momenti neri ma come dice il saggio:

non importa quante volte cadi ma quante volte ti rialzi!

Una cosa molto complicata

Una cosa molto complicata

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Alex V. 05/12/2014 01:06

E come ho letto anche su qualche altro blog simile a questo " E' l attitudine a risolvere problemi, che fa la differenza nella vita delle persone e nei risultati che raggiungono" !

Grazie marco per la condivisione di queste belle e motivanti storie di vita reale vissuta!!!
Alex ;-)

Alex V. 05/12/2014 19:08

Esatto è proprio questo uno dei miei problemi principali,e nn solo miei ;-)
Grazie a te come sempre !!!!!

marco 05/12/2014 10:45

A presto troverai proprio un mio video su questo argomento.
Molto spesso "guru" motivazionali e finanziari ci dicono di essere positivi, di non pensare ai problemi, ma è poi così facile?
Se lo fosse lo faremmo tutti ed il problema non esisterebbe.
Quindi la domanda è: perchè nonostante io sappia che bisogna essere positivi e tutte quelle balle lì, io mi blocco e non ci riesco?
Perchè faccio una fatica del diavolo?
Comunque se qualcuno ci riesce vuol dire che si può fare.
Forse bisogna "solo" sapere come?

Grazie Alex dello spunto che mi dai.

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