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26 Giugno 2013 Pubblicato da Marco Manferdini

Dare prima di ricevere: non ce lo scordiamo

 - Tags:  #bastapoco onlus, #etica, #formazione, #rotary, #volontariato

Dare prima di ricevere: non ce lo scordiamo

Di solito utilizzo questo blog per parlare di questioni finanziarie e di come gestire il proprio rapporto con il denaro. Questa volta però vorrei parlare di quello che per me è un fondamentale.

Sono convinto che il mondo non possa essere "spremuto" senza che qualcuno ne soffra. Dare prima di ricevere è un concetto poco popolare ma molto potente.

Per questo, al di fuori del business sono impegnato in 2 organizzazioni benefiche: una è Bastapoco e la seconda è il Rotary, dove appunto da sabato scorso sono il presidente del Club di Alassio. Entrambi gli impegni sociali mi permettono di ricevere moltissimo. Ricevere la gratitudine e l'amore delle persone che aiuto e sostengo. Abituiamoci quindi a dare, se vogliamo che ci ritorni qualcosa, e scopriremo che il ritorno sarà molto più di quanto abbiamo dato.

Voglio quindi allegare una lettera che ho scritto tempo fa per la Bastapoco dove faccio parte del direttivo.

***

Quando decisi di donare un po’ del mio tempo alle attività di Bastapoco, ero consapevole che prima o poi sarebbe arrivato il momento di entrare in casa di una famiglia. Una famiglia sofferente, per cercare di portare un aiuto a qualcuno che avrebbe avuto il coraggio di allungare una mano cercando proprio quell’aiuto che in certi momenti sembra indispensabile per andare avanti, per sopportare l’inevitabile epilogo della vita.

Ci hanno preparati, ci hanno formati, ci hanno fatto parlare con psicologi, ci siamo incontrati più volte ma, è sempre rimasta, dentro la maggior parte di noi volontari, l’ansia di non essere all’altezza, di non essere preparati abbastanza quando sarebbe giunto il momento di varcare la soglia della casa di una famiglia alle prese con il dolore.

A me è toccato recentemente, è stato il mio turno, il mio momento, il mio compito.

Con slancio e determinazione mi sono presentato all’appuntamento una mattina di maggio, il tempo era bellissimo, un caldo sole e il profumo dei fiori ricordava che l’estate sarebbe arrivata di li a poco.

Ho parcheggiato la moto proprio sotto le fronde di un bellissimo albero che, con le sue alte e rigogliose fronde, emanava forza e vita.

Ma dove stavo entrando io, la vita stava mostrando anche l’altra faccia. Com’era possibile che in una giornata come quella si potesse anche solo pensare alla fine della vita?

Al solo pensiero di questo mi venne spontaneo abbassare lo sguardo e, guardando in basso l’attenzione mi cadde su una foglia secca che era a terra proprio sotto l’albero che mi aveva colpito un momento prima.

In un attimo avevo capito che la morte esiste proprio perché esiste la vita.

Troppe volte pensiamo che esista solo la vita, pensiamo di essere immortali, invincibili, indistruttibili, pensiamo che il nostro tempo sia praticamente infinito, ma non è così.

Presi un bel respiro, e bussai alla porta.

Da quel momento in poi tutto è sembrato molto più chiaro, molto più semplice, molto più facile.

Pensavo che fosse difficile avere un rapporto con un malato terminale molto spesso afflitto, affranto, depresso o a volte anche poco cosciente di quello che sta succedendo per effetto di sedativi, ma mi sono reso conto che molte volte sono più i familiari dal malato ad aver bisogno di accettare l’inevitabile conclusione.

Le famiglie con un malato terminale in casa sono spesso lasciate da sole. Qualcuno accenna a qualche parola di conforto , ma poi se ne vanno e loro rimangono soli.

Soli con il loro dolore, il loro spavento, con la determinazione di voler fare tutto, tutto il possibile, fino alla fine. Vogliono essere sicuri di non far mancare il loro sostegno al loro caro, dimostrando di esserci, in ogni momento del giorno e della notte.

Ed ecco che alla fine bastapoco per far sentire loro che non sono soli, che qualcuno, volontariamente, è disposto ad ascoltare, in silenzio i racconti di una vita, a volte lunga a volte breve che hanno caratterizzato il passaggio in questo mondo del loro caro.

Esatto, passaggio.

Perché è proprio di questo che si tratta. Arriviamo, sostiamo un po’, ma poi ce ne andiamo

Il mio sostegno è stato principalmente quello di ascoltare. Di ascoltare le loro storie, i loro ricordi, quello che avrebbero voluto fare e che non sono riusciti a fare, quello che avrebbero voluto dire e non sono riusciti a dire.

Mi hanno mostrato le foto di famiglia, di quando Lui o Lei erano ancora pieni di vita, di energia… Hanno parlato e parlato di nuovo… Ecco la cosa più importante che ho imparato. Ecco l’aiuto migliore che ho potuto dare.

Ho ascoltato: il loro sfogo, il loro lamento, la loro richiesta di approvazione, la loro richiesta di aiuto, la loro richiesta di essere amati. Grazie Bastapoco per avermi fatto ricevere molto di più di quanto io non abbia dato.

***

Qui sotto trovate il video del Rotary Club che ho sottotilato in italiano:

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